L’alchimìa della pittura                                                                                                             

di Duccio Trombadori


Due o tre cose che so di lei: professione restauratrice, e pure scenografa, pittrice dalla netta vocazione linearista, pregiata dal segno netto e indagatore, titolare di effetti cromatici suggestivi per sottrazione di luce, intarsio da orafa nei dettagli, percezione di immagine a più strati, come la stesura di un racconto di cui si prende visione in simultanea.

Lara Martinato è artista che si esprime per una decisa propensione intellettuale che non attenua ma definisce la tensione mistica della sua volontà espressiva. Ella insegue il sogno di una pittura analogica ed evocativa. Presceglie i suoi temi come testo, li scompone, li analizza, ne ripercorre l’ansia spirituale e se ne serve come pretesto ideativo. Studia per ciò gli elementi compositivi e ne fa strumento di una visione in cui la base tirata a gesso, la tempera e l’olio perseguono una misura espressiva che si enuncia come priva di

tempo e storia, racconta di cose vissute, segnala identità paraboliche, usa leggende e paradigmi simbolici come essenza della rappresentazione. Così è accaduto per certe figure di donne viste da vicino, che ci osservano distaccate a loro volta da uno spazio plurimo senza peso di atmosfera, come apparizioni di sogno, leggere leggere. Le figure sono evocate dal fondo scuro della assenza di forma: mostrano lembi di volto, profili arcaici, ornamenti allusivi, e la divinità sumera si può accostare volta a volta al fascino leggendario di altre personalità d’eccezione, ingrediente ornamentale che associa mistica, religiosità, scienza, filosofia, ed emblemi del potere. Lara Martinato descrive storie simboliche, narrate, sognate, custodite nel fondo oscuro di un mondo interiore fatto di archetipi e di verità antecedenti la memoria e la coscienza. Questo girovagare della pittura, che si pone al di là del tempo e dello spazio, fa emergere racconti fantastici e fa brillare verità inusitate, tiene assieme il filo di un pensiero che eleva la misura simbolica femminile, ne interroga i messaggi e la invisibile presenza come il corteggio di un nume tutelare. La pittura di Lara, così precisa e preziosamente

tornita, è tutta impregnata di questa esoterica visibilità. Ma la sua arte non si chiude nella aritmetica iconologica, non decifra allegorie né predilige il valore illustrativo dell’ idea. Suo merito principale è quello di mettere in rilievo la forma significante della pittura, che emerge da ogni composizione come una immagine piena di eloquenza estetica e di virtù evocative.

Questo effetto eccellente di ricercata arcaicità e di araldica immaginazione è accentuato dalla figura immersa in uno spazio a più dimensioni, che a volte la dissolve e a volte la sommerge in uno sguardo a spirale: e può accadere che una sensazione giunga a cogliere il movimento a turbine che disarticola il modellato, o pure lo restituisce in forme bloccate, giustapposte in sequenze temporali distinte e tuttavia associate in una sola, coinvolgente rappresentazione.

Corpi che mutano, si astraggono dall’identità esistenziale, sono fissati dalla pittura di Lara Martinato con la precisione di chi intende i passaggi di stato, l’affinamento alchemico che tocca i limiti della materia, punta a cogliere una luce intellettuale e la colloca sapientemente al centro della visione di insieme. Nasce così una

efficace costituzione d’ immagine che fa della pittura una complessa operazione alchemica. E tutto parte dal fondo scuro, dalla nigredo che simula un vuoto creativo, corrode le apparenze e le fa brillare come reperti allusivi, simboli di continuità creativa, centri pulsanti di energìa che si rifrange a più dimensioni. Se il tempo della espressione tocca il tempo della tradizione, oltre la storia degli stili per entrare nella regione del mito, Lara accentua l’elemento dissolvente dell’immagine per alludere a retro-mondi che abitano regioni mai esplorate e così bene recepite nel fondo degli archetipi di cui lo sguardo può sondare immaginarie fisionomie. Ne sono risultate nel tempo idee e progetti costitutivi di immagine, come ad esempio le undici tavole realizzate per celebrare la mitica Agarthi, sezioni di una perduta età onnipresente nel cuore della Terra e pure sottratta alle regole del tempo, nella uniforme ed armonica sua distribuzione. Ne apprezzai a suo tempo gli effetti di densa materia pittorica levigata in superficie, un labirinto immaginato col sole nel mezzo della pianta, i varii ingressi, e le due lance ideali che connettono i Poli al nucleo irradiante del centro. Il mito di

Agarthi non è l’unico ad alimentare la virtù poetica di Lara. Ma si aggiunge alla teoria per figure del suo ben temperato clavicembalo espressivo, che evoca l’emergere prepotente del genio filosofico femminile con lo spolvero della pittura e della foglia d’oro predisposte ad illuminare l’immagine. E si misura così, tassello per tassello, il mosaico visionario che concerta l’apparizione di una pittura corale, dove ogni parte distinta corrisponde al tutto evocando una continuità di stile seducente. Questa coerente sintesi formale, ricca di armonie prestabilite, sottolinea e contrassegna la ‘maniera di vedere’ di Lara Martinato e garantisce alla sua pittura l’ avvincente quanto rara virtù della eccellenza estetica.



The alchemy of painting

by Duccio Trombadori


Two or three things I know about her: profession restorer and but also set designer, painter with a distinct linearist vocation, ennobled by a clean, investigative mark, master of evocative chromatic effects based on the subtraction of light, a goldsmith’s intricacy of detail, perception of images in multiple strata, like the drafts of a story examined simultaneously.

Lara Martinato is an artist who expresses herself through a strong intellectual bent that rather than attenuating actually defines the mystical tension of her expressive will. She is chasing a dream of analogical and evocative painting. She preselects her themes as text, deconstructs and analyses them, traces their spiritual angst and uses it as an ideational pretext. For this she studies the compositional elements and brings to bear a vision in which the support coated with gesso, the tempera and the oils pursue an expressive measure that presents as beyond time and history, describes things experienced, notes parabolic identities and uses legends and paradigms as the essence of representational. This is the case with certain female figures seen in close-up, which observe us detached in their turn from a plural space without atmospheric weight, infinitely light dream-like apparitions. The figures are evoked from the formless dark ground: they exhibit strips of face, archaic profiles, allusive ornaments while the Sumerian deity may be juxtaposed alternately with the legendary appeal of other exceptional characters, an ornamental ingredient that brings together mysticism, religiousness, science, philosophy and emblems of power. Lara Martinato describes symbolic stories, narrated, dreamt, conserved in the dark depths of an interior world composed of archetypes and truths predating memory and consciousness. This roaming quality of her painting, which places itself beyond time and space, permits the emergence of fantastic stories and uncommon truths, keeps track of thinking that elevates the symbolic feminine measure and interrogates its messages and invisible presence like the courtship of a tutelary deity. Lara’s painting, so precise and preciously refined, is thoroughly impregnated with this esoteric visibility. However, rather than lock itself into iconological arithmetic, her art neither deciphers allegories nor favours the illustrative value of the idea. It’s principal merit is that of highlighting the signifying form of the painting, which emerges from each composition as an image charged with aesthetic eloquence and evocative virtues.

This exceptional effect of sophisticated archaicity and heraldic imagery is accentuated by the figure immersed in a space of multiple dimensions that at turns dissolves it and submerges it in spiralling gaze: it may also be the case that a sensation succeeds in capturing the turbine-like movement that disarticulates the modelling, or which restores it in forms blocked and juxtaposed in distinct temporal sequences but nonetheless associated in a single involving representation.

Bodies that mutate, that abstract themselves from their existential identity, are resolved in the painting of Lara Martinato with the precision of one who understands the passages of state, that alchemical refining that explores the limits of matter, with the intention of grasping an intellectual light and locating it wisely at the centre of the bigger picture. What is thus created is

an efficacious constitution of an image that makes of painting a complex alchemical operation.  And it all initiates from the dark ground, from the nigredo that simulates a creative void, corrodes appearances and makes them sparkle like allusive relics, symbols of creative continuity, pulsing centres of energy that refracts in various dimensions. While the time of expression touches on the time of tradition, beyond the history of style and entering into the realm of myth, Lara accentuates the dissolving element of the image to allude to retro-worlds that inhabit regions never previously unexplored and so well received in the strata of archetypes of which the gaze may probe imaginary physiognomies.  What have emerged over time are ideas and projects made up of images, such as for example the 11 panels realised to celebrate the mythical Agartha, sections of a lost age ever-present at the heart of the earth and also removed from the rules of time, in its uniform and harmonious distribution. I admired at the time the effects of dense painterly matter with a polished surface, a labyrinth imagined with the sun in the middle of the plan, the various entrances, the two imaginary hands that connect the poles at the irradiating poles of the centre. That of Agartha is not the only myth nourishing Lara’s poetic virtue. It joins the figured theory of her well-honed expressive range in evoking the overwhelming emergence of the feminine philosophical brilliance, with the sheen of the painting and the gold leaf predisposed to illuminate the image. We measure thus, piece by piece, the visionary mosaic that establishes the appearance of a choral painting in which each individual part corresponds to the whole, evoking a seductive continuity of style. This coherent formal synthesis, rich in pre-established harmonies, underlines and distinguishes Lara Martinato’s “way of seeing” and guarantees her painting the virtue of aesthetic excellence, as compelling as it is rare.